E20 Gallery

Gabriele La Teana
È una pittura che si colloca nei punti d’urto – dove il vissuto si fa ferita e la materia si trasforma in testimonianza. Dietro questo linguaggio, però, c’è una radice intima: le prime immagini di corpi, ossa e tessuti viste da bambino tra i manuali di anatomia della madre medico. Da lì nasce il suo sguardo sulla carne, non come superficie estetica, ma come territorio di conoscenza. Un apprendistato silenzioso che si è poi intrecciato alle prove della vita, alle fratture e alle rinascite personali che hanno inciso sulla sua mano e sulla sua percezione dell’umano.

Tutto ciò ritorna nella pittura come memoria fisica, come necessità di rendere visibile ciò che segna dentro. Tre nomi alimentano la sua forza: Francis Bacon, Jean-Michel Basquiat e Alberto Sughi. Da Bacon, La Teana prende la carne come zona di battaglia: la figura dilaniata, l’anatomia che cede, la verità che urla. Da Basquiat eredita la pulsione grafica, la rabbia del segno, l’energia di strada che investe la tela come un graffito indiscreto. E da Sughi, infine, la lezione del silenzio: la posa immobile, la tensione trattenuta, il non detto che pesa quanto il gesto.

La Teana non coltiva la grazia. Non la cerca nei riverberi della forma o nella morbidezza del colore. La sua pittura è grezza, feroce, urgente. Si percepisce la formazione street, l’abitudine al muro, alla rapidità del gesto. Ma non è pura ribellione: è disciplina che trasforma la materia in pensiero, la ferita in linguaggio. È pittura che cerca la verità nel corpo e nella psiche Le sue figure non stanno ferme per essere belle: resistono per essere vere.

Ogni corpo è testimone – di ciò che siamo, di ciò che temiamo, di ciò che vorremmo non essere. La Teana piega la pittura al compito che pochi oggi osano: far vedere l’umano nel suo momento più vulnerabile. Non idealizza, non addolcisce. In tempi in cui la figura diventa concetto o brand, lui la rimette al centro. Al corpo come archivio storico. Al segno come crepa. Al silenzio come urlo trattenuto.

Se Federico Zeri o Roberto Longhi l’avessero scritto, forse avrebbero detto: “Ecco un artista che non rinuncia alla carne, non alla lotta, non al conflitto.” La Teana non rinuncia né si nasconde. È in questa resistenza che la sua pittura trova senso e forza.

Fabio Tavani – E20 Gallery Art Department

Nelle sue opere, il colore diventa un veicolo di emozioni pure, trasformandosi in un’esperienza visiva che trascende il materiale. Le tele di Cioffi, caratterizzate da ampie superfici di colori vibranti e delicate sfumature, sprigionano una luce artificiale, non legata all’ambiente naturale, ma generata dall’artista stesso. Questa luce autonoma e artificiale trasfigura lo spazio espositivo, dando vita a un ambiente unico che invita alla riflessione e all’introspezione.

Con la sua visione poetica, Cioffi invita lo spettatore a esplorare la dimensione interiore dell’esistenza, dove la trasformazione del colore e della luce rivela un universo di emozioni e riflessioni.

In questo contesto, il colore non è soltanto forma, ma diventa emozione e meditazione, proponendo una nuova interpretazione del senso stesso dell’esistenza. La mostra “La Pittura ovunque” è stata un’esperienza immersiva, in grado di coinvolgere ogni osservatore in un percorso di scoperta e introspezione, invitandolo a riflettere sul potere trasformativo dell’arte.